Si corre nei dintorni di Città del Messico, a quasi 2.300 metri di altitudine. Una situazione rara, almeno quanto l’aria che avremo a disposizione. A questa altezza, infatti, l’aria è più rarefatta e questo ha influenze sia in positivo che in negativo. Se da una parte, questo ci consentirà di viaggiare con un grande carico aerodinamico e avere ugualmente alte velocità di punta, dall’altro per la power unit sarà una prova impegnativa, soprattutto sul dritto e negli altri tratti veloci, dove il sistema di sovralimentazione dovrà fare gli straordinari per comprimere quanta più aria possibile al fine di raggiungere la corretta pressione di aspirazione.

Nonostante le velocità di punta siano molto vicine a quelle raggiunte a Monza, il carico aerodinamico necessario per affrontare il Gran Premio del Messico sarà comunque alto, proprio per avere la giusta aderenza al fondo stradale. In questo modo sarà possibile affrontare al meglio le tante curve lente disseminate lungo la pista e scongiurare un’eccessiva usura da scivolamento delle gomme, su un asfalto già di suo abbastanza abrasivo. E parlando di gomme, la Pirelli ha optato per il medesimo tris di mescole già usate lo socorso weekend ad Austin: Soft, Supersoft e Ultrasoft.

Gli ingegneri dovranno prestare particolare attenzione ai freni e al cambio: per entrambi sarà una gara stressante, con i primi premuti a fondo per 21,3 secondi del tempo sul giro e al limite in almeno tre frenate; quanto alla trasmissione, questo è certamente il tracciato più duro per il comparto, con la bellezza di 5.538 cambiate totali per completare la gara, il numero più alto di tutto il campionato!