Il Circuit of the Americas, spesso abbreviato in COTA, è il classico esempio di pista moderna, pensata per massimizzare lo spettacolo. Il suo layout – progettato dall’architetto Hermann Tilke – si compone di 20 curve, delle quali 9 a destra e 11 a sinistra, per un lunghezza complessiva di 5,5 chilometri da percorrere in senso antiorario. Non ci aspettiamo di affrontare un weekend semplice: Austin è una pista dove conta molto la potenza del motore, poiché ci sono diversi tratti da affrontare in pieno che, per certi versi, ricordano Montréal.

Una delle caratteristiche principali di questo tracciato è nei suoi importanti dislivelli: il più spettacolare è certamente quello del rettilineo principale, dove c’è una variazione altimetrica di ben 22 metri in appena 200 metri lineari. Questa impennata repentina porta fino alla prima curva, che è praticamente cieca: la sede stradale molto larga, però, consente diverse traiettorie che possono aiutare in fase di sorpasso. Nonostante sia un tracciato con punti molto veloci, piloti e ingegneri studieranno un set-up con un carico aerodinamico medio-alto: l’obiettivo sarà tirare fuori il massimo dell’efficienza aerodinamica della monoposto, sia per affrontare i tratti più lenti che per avere delle buone velocità di punta nei rettilinei. In un giro ad Austin si utilizzano i freni per circa 18 secondi con tre curve particolarmente impegnative: la 1, la 11 e la 12. La tanta energia sviluppata in frenata consente di far funzionare al meglio l’ERS.

Per il Gran Premio degli Stati Uniti, Carlos Sainz e Daniil Kyvat avranno a disposizione la stessa strategia nella gestione delle gomme: i nostri due portacolori avranno 3 set di gomme P Zero White Medium, 3 set di Yellow Soft e 7 di Red SuperSoft. Oltre alla gestione delle gomme, i nostri ragazzi dovranno anche fare attenzione ai consumi, particolarmente elevati ad Austin: il “lift and coast”, durante alcune fasi del Gran Premio, sarà fondamentale per non restare a secco.