Q: Quando nel 2017 hai lasciato la Formula 1 e la Toro Rosso, pensavi che un giorno saresti tornato?
DK: Diciamo semplicemente che è bello essere di nuovo qui e che questo dimostra come non si debba mai perdere la speranza. L’anno scorso mi è piaciuto molto lavorare con la Ferrari e mi ha aiutato a tenermi in forma e sempre aggiornato su quanto accadeva sul fronte tecnico in Formula 1.

Q: Quand’è stata l’ultima volta che hai corso?
DK: Nel Gran Premio degli Stati Uniti 2017. Ma a parte il lavoro al simulatore dello scorso anno, ho girato molto sui kart che aiutano a mantenersi allenati.

Q: Pensi di essere cambiato e maturato rispetto al 2017?
DK: Non voglio essere io a dire se sono cambiato o meno. So che ci sono state molte speculazioni su questo argomento, ma preferisco lasciare che siano le mie prestazioni in pista a rispondere. Voglio solamente salire in macchina e vedere cosa succede. C’è molto lavoro da fare e solo quattro giorni in pista a Barcellona prima di correre, sarà un momento molto importante per tutti.

Q: Pensi che il ruolo come development driver ti abbia aiutato a diventare un pilota migliore?
DK: Ho apprezzato molto l’opportunità che la Ferrari mi ha dato lo scorso anno. È stata un’esperienza grandiosa e ho dato tutto quello che potevo. Mi è piaciuto lavorare per loro. Sono stati molto gentili con me e li ho ripagati lavorando sempre duramente e non ho mai rifiutato i giorni extra di lavoro. È stato un piacere. A essere onesto, penso che pur guidando solamente al simulatore – al giorno d’oggi molto sofisticati – si può fare molta pratica e guidare lì mi ha tenuto in forma, permettendomi di non dimenticare come ci si sente su una vettura di F1.

Q: Hai guidato la nostra macchina nel test di fine stagione ad Abu Dhabi, com’è stato?
DK: Direi che dopo circa cinque giri, tutto mi è sembrato normale. È stata una sensazione molto positiva, quasi fosse uno dei miei primi test in F1. Sono state delle belle giornate per me. Ho completato 155 giri senza problemi. Penso che adesso, ogni qualvolta andrò in pista, mi sentirò allo stesso modo, quindi è abbastanza positivo.

Q: Quando hai fatto il test, a parte il fatto che era la tua prima volta con la Honda, sei riuscito a sentire le differenze della vettura rispetto all’ultima volta che avevi corso?
DK: La mia ultima gara l’ho disputata nel 2017 e io sono tornato praticamente un anno dopo. Sì, c’è stata un’evoluzione della macchina rispetto all’ultima volta che ho guidato per la Toro Rosso, ma le cose non sono cambiate radicalmente e quindi sono stato in grado di riabituarmi velocemente a tutto.

Q: Sei stato in factory a Faenza e hai incontrato alcuni volti nuovi, ma anche altri già noti. Come pensi si sia evoluta la squadra in questo arco di tempo?
DK: Sinceramente, sono più i volti familiari che quelli sconosciuti. Ovviamente, il più grande cambiamento è stato il fornitore di motore, che ora è Honda. Per quanto riguarda il fronte ingegneristico, è pressoché rimasto invariato rispetto a quando me ne sono andato. Il gruppo di ingegneri del team è molto simile.

Q: Hai delle aspettative o obiettivi particolari per il 2019?
DK: Non sappiamo esattamente dove saremo. Come tutti gli altri concorrenti, stiamo lavorando sodo per mettere insieme il miglior pacchetto e la cosa migliore che posso fare è lavorare il più possibile su me stesso e sulle mie performance. Credo nei ragazzi di questa squadra, sanno il fatto loro. Io e il mio staff tecnico faremo il possibile per tirare fuori il massimo dal pacchetto che ci verrà fornito dal team. Sento che sono tutti motivati e concentrati e questo mi dà fiducia per il futuro.

Q: Ti aspetti di essere il team leader naturale, considerando che il tuo compagno di squadra è un debuttante?
DK: Io andrò semplicemente in pista per fare il mio lavoro, guiderò la macchina il più velocemente possibile e darò il mio feedback. Poi, insieme al team, potremo decidere quale direzione prendere. Questo è un lavoro di squadra!

Q: Sei ancora l’unico pilota russo sulla griglia di partenza, quindi immaginiamo che Sochi sarà una gara speciale. Quale momento particolare non vedi l’ora di vivere quest’anno?
DK: Se dovessi aspettare fino a Sochi per un momento saliente, sarebbe una lunga attesa! Penso che quest’anno mi godrò tutte le gare, una ad una. Certamente l’appuntamento di Sochi è sempre molto piacevole, ma lo sono anche l’Australia, il Bahrain e la Cina, perché sono le prime tre tappe. Non vedo l’ora che inizi la stagione. La affronteremo un passo alla volta. Prima il test di Barcellona, poi l’Australia e via, via… penseremo gara per gara. Sarà questo l’approccio e penso sia anche la cosa più saggia da fare.

Q: Ci apprestiamo a vivere una stagione molto interessante, con tanti giovani – come il tuo compagno di squadra – e qualche ritorno, come il tuo e quello di Robert Kubica. Pensi sarà una stagione interessante?
DK: Penso di sì. Credo che ad ogni stagione di Formula 1 ci siano degli aspetti interessanti. Quest’anno c’è un bel rimpasto di piloti e nuove regole. Quello di Robert è un ritorno molto interessante. Lo conosco da un po’ e non vedo l’ora di correre di nuovo contro di lui. È stato colui che mi ha portato per la prima volta nel paddock della F1, nel 2009. Io correvo in kart e lui aveva un team: ho vinto una gara e ho ottenuto un biglietto per assistere ai test di F1 a Barcellona. Ho visto Robert e ha esclamato: “Oh, sei tu!”. Mi ha fatto fare un giro dei garage della BMW: mi ha mostrato il volante, la monoposto, la stanza degli ingegneri… tutto! È un bel ricordo. Per quanto riguarda il resto, spero in battaglie serrate in pista e distacchi non troppo grandi tra le squadre, questo sarebbe fondamentale per vedere gare combattute.

Q: Quali sono state le tue prime impressioni sulla Honda?
DK: Ho seguito le loro attività abbastanza da vicino. Quello che so è che sono decisamente motivati. Stanno lavorando duramente per dare vita al miglior motore possibile ed è esattamente ciò di cui ha bisogno la squadra. Finché lavoreremo come un’unica cosa, ci spingeremo a vicenda e potremo puntare sempre ad obiettivi più ambiziosi.