“Lunedì ho deciso di riposarmi un po’, in Malesia, dato che non mi ero sentito proprio in ottima forma durante il fine settimana: così mi sono concesso un giorno di relax prima di prendere l’areo per il Giappone martedì, con il quale sono arrivato direttamente a Suzuka”, ha dichiarato Daniil Kvyat incontrando la stampa nella nostra hospitality nel paddock. “Ho fatto una corsa in pista mercoledì sotto una leggera pioggia, prima di una gustosa cenetta, trascorsa a discutere di filosofia con il mio personal trainer!”

“Adoro il Giappone e, anche se la città di Suzuka in sé non è sicuramente il posto più esaltante, puoi però respirare un’aria davvero stupenda grazie ai suoi incredibili tifosi”, ha ammesso il nostro pilota russo. “La pista rappresenta una vera e propria sfida per i piloti, soprattutto lungo curve come la 130R, le S e la Spoon Curve, difficilissime e uniche al mondo. Un po’ tutti mi stanno chiedendo dell’incidente che ho avuto qui l’anno scorso: io evito di pensarci e comunque non credo che questo possa costituire un problema. Nel complesso credo che sia una pista davvero unica e stimolante, una di quelle in cui già l’aver messo insieme un giro senza errori ti fa sentire alla grande”.

Il ritorno un po’ complicato di Kvyat all’interno della famiglia Toro Rosso è ormai da considerarsi acqua passata, così come hanno dimostrato le sue recenti ottime prestazioni. “Adesso mi sento decisamente più a mio agio in squadra rispetto a qualche mese fa” -ha ammesso Daniil- “sono riuscito a ritrovare la mia dimensione e adesso posso cominciare ogni fine settimana consapevole che sarà produttivo. Sappiamo che per noi non sarà una gara facile, ma comunque farò fino in fondo la mia parte qualunque sia la posizione per la quale stia gareggiando. Rimango concentrato e lotto fino alla fine. Occorre accettare la situazione e continuare a fare bene quello che ci piace di questo lavoro. Certo qualche mese fa ovviamente ho avuto qualche dubbio, ma adesso per me è tutto chiaro. Amo quello che faccio e voglio continuare a farlo finché ne avrò la possibilità”.

Prima visita di Carlos Sainz a Tokyo, all’inizio di questa settimana: il nostro pilota ha anche trovato il tempo per una partita a golf tra Sepang e Suzuka. Tornato al lavoro, per lui era già giunto il momento di unirsi agli altri cinque piloti per la tradizionale conferenza stampa FIA di oggi. Gli è stato chiesto se avesse trovato le ultime gare un po’ frustranti. “No, non vorrei usare la parola ‘frustrazione’ per descrivere questo complicato finale di stagione che stiamo affrontando al momento in Toro Rosso”, ha risposto lo spagnolo. “Singapore è stata certamente una grande occasione mancata: partendo in sesta posizione, sapevamo comunque di avere il passo per concludere almeno tra i primi sei, che significa lottare con McLaren ed Haas per P6 o P7: posizioni che significano un sacco di punti, ma in ogni caso non possiamo continuare a pensarci più di tanto. Siamo arrivati in Malesia consci del fatto che non avremmo potuto essere più veloci rispetto a Singapore e in effetti così è stato. Stiamo cercando di tirar fuori il massimo delle potenzialità dalla vettura gara dopo gara, ma sappiamo anche che le nostre performance possono variare molto in base al circuito e quindi non possiamo far altro che vedere a che punto siamo alla fine di ogni weekend.”

Insieme agli altri piloti del panel, anche a Sainz è stato chiesto di quelle che saranno le condizioni fisiche necessarie per guidare le vetture del 2017. “Non è un segreto: il prossimo anno avremo bisogno di alzare l’asticella della nostra preparazione fisica”, ha ammesso il pilota spagnolo. “Già quest’anno in Malesia durante la qualifica abbiamo sfiorato il record della pista; in gara poi, grazie all’asfalto nuovo, abbiamo girato 3-4 secondi più veloci rispetto allo scorso anno. Si tratta di una sfida che è sempre ben accetta. In fondo va bene così: vorrà dire che passeremo più tempo in palestra e in bici – ma ciò significa anche che in gara un qualsiasi calo fisico conterà e potrà fare la differenza. Per me va benissimo. Inoltre anche la guida di una macchina ben più veloce costituisce una sfida molto interessante: ci sarà più selezione per i piloti, e questo potrà solo essere un bene per la Formula 1.”