Il circuito di Sochi, con i suoi 5,8 chilometri, è il terzo in calendario per lunghezza, dopo Spa e Silverstone. Quasi due chilometri della pista si dipanano su strade cittadine e, per questo motivo, c’è da attendersi un’evoluzione dell’asfalto per tutto il weekend, considerando che l’impianto è poco usato durante l’anno e nelle prime prove libere il grip sarà limitato.

Anche per il GP di Russia, il fornitore unico di pneumatici ci metterà a disposizione 3 mescole: white medium, yellow soft e red supersoft. I nostri due piloti hanno optato per la stessa strategia: sia Verstappen che Sainz infatti avranno a disposizione 1 solo set di gomme medium, 4 di Soft e 8 di SuperSoft. Una scelta dettata dal fatto che a Sochi avremo condizioni meteo tendenzialmente miti. Usura e degrado saranno dunque limitati e di conseguenza non si prevedono molti pit-stop. Fu così anche lo scorso anno, quando solamente due piloti hanno effettuato due soste, mentre tutti gli altri sono andati su una sola fermata.

Il circuito di Sochi non è tra i più impegnativi sul fronte dell’impianto frenante: ci sono 12 staccate e la decelerazione media è di 3,7 G. La chiave per la gestione della gara, comunque, resta sempre la gestione delle temperature del materiale d’attrito. L’aspetto più critico riguardante l’impianto frenante è certamente legato al corretto dimensionamento delle prese d’aria, che garantiscono la temperatura ottimale per il funzionamento dei freni. Il punto più critico è in curva 2, dove i piloti sono chiamati a imprimere sul pedale una forza di 165 Kg, subendo una decelerazione negativa di 5,5 G. Lo scorso anno, furono proprio i freni a tradire Carlos Sainz nel corso del 45° giro. Andò meglio a Max Verstappen, che riuscì a tagliare il traguardo al decimo posto, portandosi a casa un punto al termine dei 53 giri di gara.