Alex, mancano poche settimane al tuo debutto in F1, a Melbourne, insieme alla Toro Rosso e hai già dovuto fare una scelta difficile per quel che riguarda il tuo numero di gara. Come mai hai deciso di prendere il 23?
Per gran parte della mia carriera non ho mai avuto un numero fisso. L’unica volta è stato nei go-kart e avevo il 46, perché sono un grande fan di Valentino Rossi. In F1 non volevo usarlo, perché quello è già il suo numero, così ho optato per il 23, la metà di Rossi e il mio giorno di nascita: sono nato il 23 marzo.

Arrivi in F1 dal campionato di Formula 2: questo salto richiede maggiori sforzi sotto il profilo fisico e mentale?
Se si mettono a confronto Formula 1 e Formula 2, dal punto di vista fisico c’è una grande differenza. La forza in sé non è un fattore così determinante, anche perché in F1 hai il servosterzo, ma lo è in termini di cardio fitness perché le gare durano quasi il doppio di quelle della F2. Inoltre, c’è tanta tensione sul collo perché le Forze G sono più alte. Stiamo lavorando sodo con il mio personal trainer e la maggior parte degli allenamenti si focalizzano proprio su collo, cardio e resistenza. Dal punto di vista mentale, c’è tanto da imparare sul volante. La quantità di cose da fare rispetto alla F2 è decisamente maggiore, ma ormai ci siamo. Ho ancora qualche giorno al simulatore. Stiamo lavorando per arrivare pronti al primo test di Barcellona.

Proprio all’inizio della pausa invernale sei stato confermato come pilota della Toro Rosso. È stata una lunga attesa, ma la gara inaugurale di Melbourne si avvicina: quanto sei emozionato?
La cosa certa è che ho sempre sognato questo momento. Sto ancora metabolizzando cosa vuol dire essere un pilota di Formula 1, ma il tempo passa rapidamente e inizio a capirlo. Da un lato può far paura, ma allo stesso tempo è entusiasmante. Avrò un po’ di pressione addosso, ma la cosa principale è godersi il momento. È qualcosa che ho sempre sognato, fin da quando avevo sei anni, e tra poco vivrò tutto questo a Melbourne.

Qual è il miglior consiglio che ti è stato dato per questa tua prima stagione in F1?
Probabilmente è stato il primo consiglio che mi è stato dato. Durante l’anno ci sono molti riflettori puntati sui piloti e la pressione può essere dura da affrontare. Mi hanno detto di rimanere in disparte e concentrarmi sul mio lavoro: finché lo farò nel modo giusto, dovrei vivere un buon anno.

Sia per te che per il tuo compagno di squadra, questa stagione rappresenta una sorta di riscatto, in quanto entrambi avevate lasciato la Red Bull per un periodo della vostra carriera. È così?
Tornare con la famiglia Red Bull mi dà tanta motivazione e determinazione. Credo che sia io che Daniil sentiamo di dover dimostrare qualcosa. Avere l’opportunità di tornare e correre per la Toro Rosso, ad essere sinceri, è davvero un sogno.