Detto questo però, dobbiamo dire che quando si arriva al circuito che porta il nome dei due fratelli Rodriguez – Ricardo e Pedro – l’atmosfera è talmente unica e speciale che dà a tutti la carica. Al Foro Sol – la sezione vicina al podio – nonché a due passi dal paddock e alle grandi tribune del rettilineo principale, si può davvero sentire l’intensità dell’emozione dei tifosi, radunatisi qui a migliaia già dal venerdì, con 88 mila presenze. Ovviamente, Sergio Perez giocava in casa ed era quindi era l’uomo più atteso, ma bisogna dire che quello messicano è un pubblico esperto e divertente: tutti erano desiderosi di incontrare anche i nostri piloti nelle varie sessioni di autografi in pista o durante gli eventi organizzati da Red Bull.

Ma chi erano i nostri piloti? Ultimamente la nostra line-up è stata al centro dell’attenzione: per questo diciottesimo round del campionato, Pierre Gasly si è calato nell’abitacolo della STR12, dopo aver saltato la tappa degli Stati Uniti, e a fianco a lui abbiamo avuto Brendon Hartley che ha affrontato la sua seconda gara di Formula 1. Il neozelandese conosceva già la pista messicana, avendo vinto qui giusto un mese fa nel Mondiale Endurance.

Il nostro pilota francese ha dovuto aspettare la seconda sessione di libere per poter scendere in pista in quanto, ancora una volta, abbiamo avuto Sean Gelael in macchina per le prove del venerdì. Lo abbiamo fatto anche sapendo che Gasly avrebbe dovuto scontare una penalità sulla griglia domenica per via della sostituzione del motore. Purtroppo comunque, venerdì Pierre ha passato più tempo al muretto box che in pista: nelle FP2, infatti, ha effettuato un solo giro prima di doversi fermare per un problema al motore. È stato necessario sostituire il propulsore e anche dopo la terza e ultima sessione di prove del sabato ne è servito un altro. Questa volta, il lavoro è stato piuttosto complesso e ha richiesto molto tempo, tanto che Pierre non ha potuto prendere parte alle qualifiche. La direzione gara gli ha permesso ugualmente di prendere parte alla gara, poiché nelle prove aveva mostrato di poter fare dei buoni tempi. Quanto a Brendon, è stato certamente più a suo agio con la monoposto rispetto al suo debutto ad Austin e puntava ad una qualifica migliore. Ma un problema al motore ha fermato il neozelandese che è stato costretto a cambiare degli elementi della power unit e collezionare così delle penalità che lo hanno retrocesso in diciassettesima posizione sulla griglia.

L’avvicinamento alla gara, domenica mattina, è stato ancor più divertente e colorato che in Texas, una settimana fa, in quanto i messicani hanno dato sfogo a tutto il loro entusiasmo per le celebrazioni del “Dia de los muertos”. Poco prima della Drivers’ Parade, a tutti i piloti sono stati consegnati dei grandi sombreri da indossare salendo a bordo delle vetture sportive storiche. Poco prima della partenza, tutta la folla si è alzata in piedi con il braccio teso e il pugno chiuso, per ricordare le vittime del terribile terremoto che ha colpito Città del Messico lo scorso 19 settembre. E non a caso, al giro 19 della gara, i tifosi si sono alzati in piedi e hanno ripetuto il gesto, a rimarcare una data per loro indimenticabile.

Pierre si è ritrovato a guidare per la prima volta su questa pista direttamente in gara. In questa situazione, tagliare il traguardo sette posizioni avanti rispetto a dove era partito è stato un risultato degno di nota. Brendon ha mostrato il suo spirito combattivo, ingaggiando diversi duelli, ma un altro problema – un guasto allo scarico – lo ha costretto a fermare a bordo pista la sua vettura. Mentre la maggior parte della squadra potrà riposarsi un attimo prima della penultima prova della stagione, tra due settimane, in Brasile, Brendon ha altri piani: è partito verso la Cina, dove affronterà un altro appuntamento del FIA World Endurance Championship. Il finale di stagione si intravede già all’orizzonte: dopo il weekend di Interlagos, ci aspetterà poi solo Abu Dhabi e tutti qui in Toro Rosso puntano a chiudere in bellezza.